Sistemi e serramenti in acciaio

Parla l’architetto: Edoardo Milesi

Edoardo Milesi (Bergamo, 19 november 1954)

Tra i principali esponenti della bioarchitettura e dell’architettura sostenibile italiana. Esperto in materia di tutela paesistico ambientale, ha conseguito numerose specializzazioni tra le quali ecologia dell’architettura, architettura navale, architettura religiosa e arte dei giardini. Da sempre sostiene che essere architetto significhi occuparsi dell’uomo, della sua vita e dei cicli complessi della natura.

 

D- Nel suo progetto Forum Bertarelli, una sala da concerti per 300 persone immersa nella maremma toscana, non vi è rigidità, nessuno spigolo né interferenze con la natura, l’edificio si mimetizza con la collina. Ci può spiegare brevemente la complessità di un progetto così?

E.M. Quello che volevo ottenere era un “non edificio”. Visto da lontano forse un covone di fieno, un volume solido, ma indecifrabile, quasi precipitato dal cielo, o meglio un ammasso di terra dilavato e modellato dalle grandi piogge e dal vento. La materia è scabra e brutale, il colore è effettivamente quello della terra. Il vero motivo della sua forma organica, generata da proporzioni auree adatte alla sonorità interna, è stato quello di evitare che la nuova costruzione, sorta dal nulla, potesse offrire in qualche modo in quella natura di luce e di forme organizzate dal vento, una qualche rigidità. Uno spigolo, un riflesso, una quinta che costringesse quell’armonia, sempre in movimento in cima a quella collina, a una qualche improvvisa e brusca interruzione. Stare lì anche prima del nostro intervento era come stare al centro di un concerto polifonico fatto da infiniti strumenti che non smettono mai di suonare anche nel silenzio. I grandi pini solisti, il coro degli olivi, la luce che rincorre le sue ombre, l’aria salmastra della mattina e quella che sa di fieno e di paglia scaldati dal sole. Mai un intervallo, mai una sosta anche quando la sinfonia è incalzante e violenta. Quello che volevo ottenere era un’architettura in grado di ascoltare e di partecipare senza disturbare. Parte di un’orchestra più grande, lì a interpretare la sua parte come un nuovo strumento musicale che si aggiunge, che suonato dà ancora più voce alla musica di quel luogo. I suoi muri devono valorizzare quella luce sempre diversa, il suo odore deve aggiungersi a quello della pietra, della terra, dell’erba e delle foglie umide.

 

D– La scelta dei materiali, e in particolar modo dell’acciaio, è stata determinante nelle scelte progettuali?

E.M.  I materiali al pari della forma sono in grado di comunicare e di relazionarsi con gli esseri viventi. Volevo che l’architettura, anche a evento concluso, anche nei momenti di riposo, potesse rimanere viva. I materiali, solo tre, li volevo in grado di dialogare con la natura sempre in movimento, di modificarsi con la luce, l’umidità della notte, la pioggia. Calcestruzzo scabro colorato in pasta nel colore della terra arata, acciaio corten ossidato naturalmente, travertino lasciato a poro aperto perché possa essere contaminato dagli umori dell’acciaio.

 

D- Perché ha scelto l’acciaio per i serramenti presenti in facciata?

E.M. Non volevo altri materiali. La spessa e pesante lastra di acciaio doveva dissolversi nell’esile struttura in lame di ferro e poi nelle leggere pareti di vetro senza interruzioni e confini.

 

D- Le grandi porte vetrate tagliafuoco utilizzate hanno garantito l’esilità dei serramenti, a differenza dei comuni serramenti tagliafuoco, pesanti e invadenti. Lei e la committenza siete rimasti soddisfatti?

E.M. I profili utilizzati pur rispondendo alle molteplici esigenze tecnico-normative hanno soddisfatto i requisiti funzionali affinché i valori estetici non siano aggiunti, ma inscindibili e irradiati dall’oggetto.